I Want To Do Everything, So I Do Nothing
"Vedevo me stessa sui rami di quest'albero di fichi... Ma me ne stavo lì, incapace di scegliere, e intanto i fichi marcivano e cadevano a terra, uno dopo l'altro."
La Campana Di Vetro - Sylvia Plath
Il fatto che questo sia il primissimo post di questo blog non è un caso. A dirla tutta, penso sia stata proprio la scoperta di questo concetto a sbloccarmi, e a permettermi di concretizzare l'idea che avevo già da un bel po': scrivere di quello che vivo in prima persona.
Non prometto testi tecnicamente o stilisticamente corretti, o perfino esteticamente belli. Scrivo e basta, come ho sempre fatto nei miei diari. L'unica differenza è che adesso la cosa diventerà disponibile a chiunque abbia la voglia di leggerla. O che Dio non voglia, addirittura disponibile al confronto, che probabilmente si trasformerà in critica.
Ma passiamo al dunque, ovvero quello che è stato il paradosso della mia non molto lunga ma estenuante vita: voglio fare tutto, ed è per questo che mi ritrovo a non fare mai niente
Voglio dire, non è che davvero non faccio mai niente. Faccio un sacco di cose in realtà, ma a quanto pare non sono mai soddisfatta di quello che faccio. Mi sento sempre come se non fosse abbastanza. Come se in realtà io dovessi essere da un'altra parte, a fare tutt'altro. Essere tutt'altro.
Allora iniziano i dubbi, e i ripensamenti. Dio mio, quanti ripensamenti. Non ne avete idea. L'overthinking con me non ci è mai andato leggero. E nonostante io passi ore, giorni, addirittura settimane a pensare, ponderare e rimuginare, quando poi prendo davvero una decisione mi sento come se stessi uccidendo altre 99 versioni di me che hanno preso le altre 99 decisioni che ho scartato.
E qui ci ricolleghiamo al tema principale: la scelta. La più grande menzogna della società moderna se lo chiedete a me.
Perchè dovrei scegliere di essere una cosa sola per il resto della mia vita, quando dentro la mia testa ci sono idee a sufficienza per altre innumerevoli versioni della mia persona? Perchè devo scegliere un lavoro soltanto, quando in realtà ho 10 aspirazioni diverse?
La maledizione di essere una persona multifunzionale è proprio questa: avere abbastanza talento per inserirsi in varie caselle identificative, ma mai a sufficienza per eccellere in una sola.
Come dice il detto "Jack of all trades, but master of none", ovvero essere bravo a fare molte cose, ma non essere il maestro di nessuna di esse. E questa condizione non ti facilita per niente la scelta, anzi. Ti porta alla psicosi. O alla neurite ottica nel mio caso. (storia lunga, ve la racconto un'altra volta)
Ma quindi, in tutto ciò, perchè ho schiaffato una citazione di Sylvia Plath all'inizio del post? Certo si, per fare bella figura, ma anche perchè penso descriva al meglio ciò che sto cercando di spiegare.
Vedete, Sylvia ha scritto un solo romanzo in vita sua, e ha proprio deciso di cucinare. La protagonista del suo libro "La campana di vetro" affronta pari pari quello che affronto io da anni, quindi era fuori discussione non inserirla. Lei vedeva la vita come questo bell'albero di fichi, dove ogni fico rappresentava una scelta diversa, o se volete una versione diversa della sua vita a seconda della scelta presa. Il problema è che la paura di prendere la decisione sbagliata era così paralizzante che alla fine lei non coglieva nemmeno un fico, col risultato che alla fine marcivano tutti e cadevano, togliendole così a prescindere la possibiltà di decidere.
Divertente no?
In psicologia, invece, questo viene definito Paradosso Paradossale della Scelta. Cosa significa? Che le decisioni diventano atti di autoterrorismo psicologico, e la cosa più assurda è che nonostante alla fine questa benedetta decisione venga presa, non ti riterrai mai al 100% soddisfatto. Non smetterai di stare lì a pensare e chiederti cosa sarebbe successo se avessi optato diversamente.
Kierkegaard, benedettissimo filosofo che amavo al liceo, diceva: sposati e ti pentirai, non farlo e te ne pentirai comunque.
Quindi la morale della favola è semplicemente che siamo pazzi e la società in cui viviamo non ha senso. Non è disegnata e progettata per chi non è convinto di quale fazione scegliere (e si, è un richiamo a Divergent perchè tra poco esce il nuovo libro, bite me) ma solo per chi è noioso e lineare. Per chi non si fa davvero delle domande e chi pensa in termini di "da punto A arrivo a punto B". Se ci avete mai fatto caso, chi va avanti a 100 km/h è sempre lo stesso tipo di persona: inquadrata, sicura e pallosa.
In conclusione: no, non ho la soluzione. Non ho nemmeno un principio di soluzione a questo problema. Vado avanti a tentoni e prego di non cadere troppo duramente. E magari mi ci vuole un po' per rimettere a fuoco le cose, ma almeno alla fine ci riesco. E probabilmente è questo il punto, no?
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